A cura di Avv. Paolo Verlucca Raveri

Sentenza Corte Costituzionale n. 179 del 24 giugno 2020 (depositata il 30 luglio 2020).

Con la sentenza in commento, la Corte Costituzionale ha dichiarato “la illegittimità costituzionale dell’art. 24 del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, nella parte in cui non prevede, tanto nella versione antecedente, quanto in quella successiva alle modifiche intervenute ad opera del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 122, che nel certificato del casellario giudiziale richiesto dall’interessato non siano riportate le iscrizioni della sentenza di condanna per uno dei reati di cui all’art. 186 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) che sia stato dichiarato estinto in seguito al positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, nonché dell’ordinanza che dichiara l’estinzione del reato medesimo ai sensi dell’art. 186, comma 9-bis, cod. strada”.

La motivazione in base alla quale la menzione in parola sarebbe contraria alla Carta Costituzionale, riposa su quanto stabilito con la sentenza n. 231/2018 e relativa all’omessa previsione della non menzione dei provvedimenti relativi alla messa alla prova nei certificati del casellario richiesti da privati.

Argomenta la Corte in tale arresto che “l’omissione comportava un trattamento deteriore dei soggetti che beneficiano di questi provvedimenti, orientati anche a una finalità deflattiva con correlativi risvolti premiali per l’imputato, rispetto a coloro che – aderendo o non opponendosi ad altri procedimenti, come il patteggiamento o il decreto penale di condanna, ispirati essi pure alla medesima finalità – beneficiano già oggi della non menzione dei relativi provvedimenti nei certificati richiesti da privati” (Corte Costituzionale, sentenza n. 231 del 7.11.2018, depositata il 7.12.2018).

Facendo un rimando a tale decisone, la Corte nella sentenza qui in commento ha statuito che “tali considerazioni valgono anche rispetto al lavoro di pubblica utilità, disposto quale sanzione sostitutiva per la contravvenzione di cui all’art. 186 cod. strada, che – proprio come la messa alla prova – comporta per il condannato un percorso che implica lo svolgimento di un’attività in favore della collettività, e dunque esprime una meritevolezza maggiore – in caso di svolgimento positivo dell’attività – rispetto a quella espressa da chi si limiti a concordare la propria pena con il pubblico ministero, ovvero non si opponga al decreto penale di condanna, beneficiando per ciò stesso della non menzione nei certificati del casellario richiesti dai privati.

A seguito di questa decisone, quindi, per i procedimenti riguardanti i reati di cui all’art. 186 del D.P.R. 285/1992, terminati con la sanzione sostituiva dei lavori di pubblica utilità, prevista dal comma 9 bis del medesimo articolo, non è più prevista la menzione nel casellario giudiziale a richiesta dei privati.