A cura di Avv. Paolo Verlucca Raveri

La legge 103/2017 (c.d. riforma Orlando) ha previsto l’introduzione del comma 2 bis all’art. 448 c.p.p., secondo cui “il pubblico ministero e l’imputato possono proporre ricorso per cassazione contro la sentenza solo per motivi attinenti all’espressione della volontà dell’imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, all’erronea qualificazione giuridica del fatto e all’illegalità della pena o della misura di sicurezza”.

Il disposto in parola si inserisce tra quei provvedimenti di carattere deflattivo, finalizzati ad evitare la proposizione di ricorsi in cassazione il più delle volte giudicati inammissibili.

La problematica sottesa alla fattispecie in esame riguarda la possibilità di proporre ricorso in Cassazione censurando la sentenza di patteggiamento in punto applicazione della misura di sicurezza, ovvero di una sanzione amministrativa accessoria.

Sul punto, si è creato un contrasto nella giurisprudenza di legittimità, rimesso per la risoluzione alle Sezioni Unite.

Infatti, nella sentenza emessa dalla 3° Sezione penale n. 30064 del 23/05/2018, (conforme a Sezione 4° sentenza n. 22824 del 17/04/2018) la Corte, ritenendo ammissibile l’impugnazione in punto misura di sicurezza, ha affermato che “per quanto riguarda la doglianza di mancanza di motivazione in ordine alla confisca del denaro e di violazione dell’art. 240 c.p., da ritenersi ammissibile in quanto, benché la sentenza sia successiva alla introduzione dell’art. 448 comma 2 bis c.p.p. ad opera della legge 23 giugno 2017, n. 103 art. 1, comma 50, in vigore dal 3 agosto 2017, che limita ulteriormente i casi di ricorso per cassazione avverso le sentenze di applicazione della pena su richiesta, essa riguarda un aspetto della sentenza estraneo al concordato di pena, dunque ricorribile indipendentemente da detti limiti e secondo le regole generali essendo la decisione sulla confisca estranea all’accordo di patteggiamento” .

Di parere opposto una successiva decisione – Sezione 6° penale, sentenza n. 5875/2019 – nella quale il Collegio ha ritenuto di “non condivisibile il principio già affermato in un precedente arresto di legittimità in tema di sentenza di patteggiamento, là dove, segnatamente, si è ritenuta, nell’intervenuta novella e quindi all’esito dell’introduzione del comma 2 bis dell’ art. 448 c.p.p., l’ammissibilità di un ricorso in cassazione con cui si denunci il difetto di idonea motivazione in punto di confisca”.

Da ultimo, si segnalano due decisioni che hanno concluso per la remissione alle Sezioni Unite, formulando le seguenti questioni di diritto:

  • Se, a seguito dell’introduzione della previsione di cui all’art. 448, comma 2 bis, cod. proc. pen., sia ammissibile o meno, nei confronti della sentenza di applicazione della pena, il ricorso per cassazionecon cui si deduca il vizio di motivazione in ordine all’applicazione di misura di sicurezza, personale o patrimoniale” (Cass. Pen., Sez. VI, ordinanza n. 17770/2019);
  • “Se, in caso di sentenza di applicazione della pena, a seguito della introduzione della previsione di cui all’art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., sia ammissibile o meno, e, nel primo caso, in quali limiti, il ricorso per cassazione che abbia ad oggetto l’applicazione o l’omessa applicazione di sanzioni amministrative accessorie” (Cass. Pen., Sez. IV, ordinanza n.22113/2019).

In relazione all’ordinanza 17770/2019 (primo quesito), il caso di specie riguardava l’impugnazione avverso una sentenza di applicazione pena che aveva disposto la misura di sicurezza della confisca e dell’espulsione, non contemplata nell’accordo.

La decisione in parola, infatti, affronta la differenziazione in relazione all’inserimento nel patto di accidentalia negozii, quale può essere l’applicazione di una misura di sicurezza.

Se il Giudice recepisce l’accordo nella sua interezza, l’eventuale impugnazione potrebbe essere svolta con i limiti di cui all’art. 448, comma 2 bis c.p.p.; nel caso in cui, invece, il giudice dovesse disporre una misura di sicurezza personale o patrimoniale sulla quale le parti nulla hanno convenuto, il potere di impugnazione dovrebbe essere quello generale e previsto dall’art. 606, comma 1. C.p.p.

Secondo l’ordinanza, infatti, “il Giudice che disponga, con la sentenza di patteggiamento, una misura di sicurezza non concordata tra le parti ha l’onere di motivare specificamente sul punto e la decisione sarebbe impugnabile con il ricorso per cassazione anche per vizio di motivazione. La sentenza di applicazione pena che recepisca un accordo a contenuto complesso in cui le parti hanno concordato anche l’applicazione della misura di sicurezza, esonera il Giudice da un obbligo motivazionale specifico sul punto e sarebbe invece impugnabile nei limiti di cui all’art. 448, comma 2 bis. C.p.p.” (Cass. Pen., Sez. VI, ordinanza n. 17770/2019).

Relativamente all’ordinanza 22113/2019 (secondo quesito), il caso di specie riguardava l’impugnazione da parte del PG che si doleva del fatto che il Giudice, nell’ambito di una sentenza ex art. 444 c.p.p., avesse applicato la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, senza considerare il raddoppio dei termini portato dal fatto che l’autoveicolo utilizzato era di proprietà di terzi estranei.

Il contrasto è stato risolto dalle Sezioni Unite Penali che, con la sentenza in data 26 settembre 2019, ha adottato le seguenti soluzioni:

  • In relazione al primo quesito, è ammissibile il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 606 c.p.p., con riferimento alle misure di sicurezza, personali o patrimoniali, che non abbiano formato oggetto dell’accordo delle parti.
  • In relazione al secondo quesito, è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 606 c.p.p.

Da ultimo si segnalano due recenti sentenze che, facendo applicazione dei principi di diritto enunciati dalle Sezioni Unite, hanno stabilito che “questa Corte ha precisato che, in tema di patteggiamento anche dopo l’introduzione dell’art. 448, comma 2 bis, c.p.p. è ammissibile il ricorso per cassazione avente ad oggetto la mancata, o meramente apparente motivazione, circa l’applicazione della confisca, essendo la stessa in ipotesi di “illegalità della misura di sicurezza”, rilevante come “violazione di legge” ai sensi dell’art. 111, comma7, della Costituzione” (Cass. Pen, Sez. III, sentenza n. 9424/2020; conforme Cass. Pen., Sez. III,  sentenza n. 11281/2020.