A cura di Avv. Paolo Verlucca Raveri

Reati di cui agli artt. 589 bis e 590 bis C.P.: i) applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente a seguito di esito positivo della messa alla prova: Ordinanza Corte Costituzione n. 42 del 4 marzo 2020 e ii) applicazione della sanzione accessoria della revoca della patente di guida in difetto di aggravanti contestate: sentenza Corte Costituzionale n. 88/2019, applicata in Cass. Pen., Sez. IV, sentenza n. 10680 depositata il 27 marzo 2020 e Cass. Pen., Sez. IV, sentenza n. 12780 depositata il 23 aprile 2020.
Art. 186, comma 2 bis, secondo periodo, C.D.S.: questioni in ordine all’obbligo per il Giudice di applicare la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida.

Di particolare interesse risulta essere l’ordinanza n. 42, depositata dalla Corte Costituzionale in data 4 marzo u.s., sia per la soluzione del caso concreto sottoposto al Giudice delle leggi, ma anche per una valutazione in ordine all’applicazione della sanzione amministrativa accessoria in difetto di una pronuncia di condanna.

La vicenda: con ordinanza del 14 novembre 2018, il Giudice del Tribunale Ordinario di Verbania ha sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 222, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall’art. 1, comma 6, lettera b), numero 1), della legge 23 marzo 2016, n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274), «nella parte in cui prevede obbligatoriamente l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida in ipotesi di estinzione del reato di cui all’art. 590-bis c.p. a seguito di esito positivo della sospensione del procedimento con messa alla prova.

Secondo il Giudice rimettente al quale, nell’ambito di un procedimento penale per il reato di cui all’art. 590 bis C.P., era stata prospettata, da parte dell’imputato, la volontà di adire la messa alla prova, l’eventuale esito positivo di tale procedimento avrebbe imposto al Giudice, ai seni dell’art. 168 ter, 2° comma, C.P. l’applicazione della sanzione accessoria della revoca della patente, prevista appunto dall’art. 222, comma 2°, quarto periodo, C.D.S., in assenza di una sentenza di condanna.

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’irrilevanza (e quindi l’inammissibilità) della questione perché sollevata in via meramente ipotetica e astratta (V°, ex multis, sentenza n. 217/2019).

Infatti, il Giudice a quo ha sollevato la questione prima che vi fosse il provvedimento estintivo del reato, versando in atti unicamente la richiesta di ammissione: poiché non era stata emessa neppure l’ordinanza ex art. 464 quater C.p.p., l’eventuale sentenza di estinzione del reato era del tutto ipotetica e astratta, dal momento che, ad esempio, l’esito negativo della messa alla prova, avrebbe impedito la pronuncia del provvedimento estintivo.

Ma la Corte è andata oltre, dichiarando inammissibile la questione anche “nel merito”.

Il giudice remittente, come detto, ha ritenuto di dover applicare la sanzione amministrativa accessoria anche in caso di sentenza che dichiari l’estinzione del reato, stante la disposizione dell’art. 164 ter, 2° comma, C.P..

Secondo la Corte Costituzionale l’assunto non ha pregio ed è destituito di giuridico fondamento se solo si considera la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 88 del 2019 con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della disposizione censurata nel presente giudizio (art. 222, comma 2, quarto periodo C.D.S.), nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’art. 444 c.p.p. per i reati di cui agli artt. 589 bis e 590 bis C.P., il giudice possa disporre, in alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stessa ai sensi del secondo e terzo periodo del comma 2 dell’art. 222 cod. strada, allorché non ricorra alcuna delle circostanze aggravanti previste dai rispettivi commi secondo e terzo degli artt. 589 bis e 590 bis C.P..

Nell’ordinanza in commento si legge che “il giudice a quo non si è confrontato con la giurisprudenza di legittimità, secondo la quale la dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, ai sensi dell’art. 168-ter cod. pen., prescindendo dell’accertamento della responsabilità penale, comporta che il giudice non debba applicare la sanzione amministrativa accessoria della revoca o della sospensione della patente di guida, di competenza, invece, del prefetto, ai sensi dell’art. 224, comma 3, cod. strada (Corte di cassazione, sezione sesta penale, sentenza 25 maggio-14 giugno 2017, n. 29796; sezione quarta penale, sentenze 24 novembre-14 dicembre 2016, n. 52868, e 17 settembre-5 ottobre 2015, n. 40069)”.

Peraltro, “analogo principio è stato affermato con riferimento alla dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione (Corte di cassazione, sezione quarta penale, sentenza 10 maggio-14 giugno 2018, n. 27405), nonché alla pronunzia di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131-bis cod. pen., avendo la Corte di Cassazione statuito che «quando manca una pronunzia di condanna o di proscioglimento, le sanzioni amministrative riprendono la loro autonomia ed entrano nella sfera di competenza dell’amministrazione pubblica» (Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 25 febbraio-6 aprile 2016, n. 13681)”.

È evidente, quindi, che laddove non ci possa essere un accertamento, al di là di ogni ragionevole dubbio, sulla penale responsabilità dell’imputato, il Giudice non possa applicare una sanzione amministrativa accessoria rispetto alla sanzione: è per questo che, in tale stato di cose, è l’organo amministrativo, individuato nel Prefetto, a procedere con tale comminatoria.

Peraltro, la lettera dell’art. 168 ter, comma 2, C.P. si limita a prevedere che “l’estinzione del reato non pregiudica l’applicazione della sanzioni amministrative accessorie, ove previste dalla legge”, senza (correttamente) prevedere che sia il Giudice a doverle applicare.

Da qui, come detto, il rigetto della proposta questione di illegittimità costituzionale.

Nella motivazione dell’ordinanza n. 42/2020, la Corte ha fatto riferimento alla recente sentenza n. 88/2019, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 222, comma 2, quarto periodo del C.D.S., nella parte in cui, in caso di sentenza di condanna o di applicazione pena ex art. 444 c.p.p. per i delitti di cui agli artt. 589 bis e 590 bis C.P., non prevede che in luogo della revoca della patente, qualora non ricorra alcune delle circostanze aggravanti, possa essere applicata la sanzione meno afflittiva della sospensione del documento autorizzativo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 222, comma 2, secondo e terzo periodo C.D.S.

Secondo tale pronuncia, la norma di legge che “impone” la revoca della patente di guida per i reati di cui agli artt. 589 bis e 590 bis C.P. è incostituzionale sussistendo una disparità di trattamento rispetto alla disposizione del secondo e terzo periodo dell’art. 222, comma 2, C.D.S. secondo cui in caso di lesioni o di omicidio colposo per violazioni delle norme del Codice della Strada il Giudice deve applicare, in maniera graduata rispetto all’evento, la sola sospensione della patente.

Secondo la Corte, nel caso di contestazioni di lesioni o omicidio stradale, in difetto di circostanze aggravanti, il Giudice deve poter disporre anche della sospensione della patente e non essere obbligato a pronunciare la revoca, avendo statuito che “la revoca della patente non può essere “automatica” indistintamente in ognuna delle plurime ipotesi previste sia dall’art. 589 bis (omicidio stradale) sia dall’art. 590 bis C.P. (lesioni personali stradali), ma si giustifica solo nelle ben circoscritte ipotesi più gravi sanzionate con la pena rispettivamente più elevata come fattispecie aggravate dal secondo e dal terzo comma di entrambe tali disposizioni (guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti). Negli altri casi, che il legislatore ha ritenuto di non pari gravità, sia nelle ipotesi non aggravate del primo comma delle due disposizioni suddette, sia in quelle aggravate dei commi quarto, quinto e sesto, il giudice deve poter valutare le circostanze del caso ed eventualmente applicare, come sanzione amministrativa accessoria, in luogo della revoca della patente, la sospensione della stessa come previsto – e nei limiti fissati – dal secondo e terzo periodo del comma 2 dell’art. 222 C.d.s.  (Corte Costituzionale, Sentenza n. 88/2019).

Si segnalano due recenti pronunce della Corte di Cassazione (sentenza Sez. IV n. 10680 depositata il 27 marzo 2020 e sentenza Sez. IV, n. 12780 depositata il 23 aprile 2020) le quali, in applicazione della decisione della Corte Costituzionale in parola, hanno disposto l’annullamento della sentenza relativamente alla disposta revoca della patente, con rinvio al Giudice del merito per nuovo esame sul punto.

Per completezza di ragionamento in relazione alla sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, nonché all’art. 222 C.d.S., appare opportuno analizzare un’ulteriore norma incriminatrice: trattasi dell’art. 186, comma 2 bis, C.D.S., che punisce il conducente in stato di ebbrezza alcolica che ha provocato un incidente stradale.

In base al secondo periodo di tale disposto, “qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), fatto salvo quanto previsto dal quinto e sesto periodo della lettera c) del comma 2 del presente articolo, la patente di guida è sempre revocata ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. È fatta salva, in ogni caso, l’applicazione dell’articolo 222”.

Dalla lettera della legge sembrerebbe potersi concludere che, a prescindere dalle conseguenze dell’incidente stradale e dalla “gravità” del medesimo, il semplice fatto che sia stato provocato da un conducente con un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a g/l 1,5 imporrebbe al Giudice la pronuncia della revoca della patente.

Quid iuris, quindi, rispetto alla clausola di salvezza relativa applicazione dell’art. 222 c.d.s.?

Sulla base di una interpretazione letterale potrebbe sembrare che, in caso di applicazione dell’art. 222 C.d.s., con tutte le implicazioni di cui sopra si è argomentato, non si debba applicare “automaticamente” la revoca, ma appunto quanto disposto dalla norma citata.

Sul punto, è intervenuta una sentenza della Suprema Corte che ha fornito un diverso orientamento.

La sentenza n. 16638/2016 resa dalla IV Sezione ha statuito che “lart. 186 C.d.S., comma 2 bis al secondo capoverso prevede che in caso di accertato superamento di un determinato livello di concentrazione di alcol nel sangue pari a 1,5 g/l la patente è sempre revocata. Nè nel caso in specie può avere rilievo esimente la clausola di salvezza in ordine all’applicazione dell’art. 222 C.d.S., la quale non costituisce disposizione derogatoria all’obbligo di revoca del titolo abilitativo alla guida in caso di guida in stato di ebbrezza cui derivi un incidente stradale, ma disciplina diverse ipotesi di applicazione di sanzioni amministrative accessorie in ipotesi di violazione alle disposizioni di legge che disciplinano la circolazione stradale…Se il fatto di cui al secondo e al terzo periodo è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’art. 186, comma 2, lett. c), ovvero da soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice applica la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente. Le due disposizioni mantengono una propria autonomia sistematica e precettiva, atteso che l’art. 222 disciplina il novero di sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di reati, ha portata generale e attribuisce rilevanza sanzionatoria crescente alla gravità delle lesioni personali che siano derivate da reati colposi commessi con violazione delle norme sulla circolazione stradale, laddove la condizione di ebbrezza alcolica del reo con parametri superiori ad una soglia determinata rappresenta ulteriore ragione di aggravamento (sanzionata con la revoca della patente di guida) di una condotta colposa di danno autonomamente sanzionata in via amministrativa mediante la sospensione della patente di guida; nella ipotesi di cui all’art. 186, comma 2 bis invece il reato di riferimento è proprio la guida in stato di ebbrezza e cioè una ipotesi contravvenzionale di pericolo e non di danno, che determina la revoca della patente di guida, quale sanzione amministrativa accessoria, non contemplata dall’art. 222, qualora il conducente in stato di ebbrezza alcolica provochi un incidente stradale, a prescindere da profili di danno a cose o a persone che possano essere derivati dal sinistro. Ne consegue pertanto che sussiste assoluta autonomia e diversità ontologica tra le ipotesi sanzionatorie di cui all’art. 222 C.d.S. di portata generale e riferibile alla commissione di un reato colposo di danno con violazione delle norme sulla circolazione stradale e la guida in stato di ebbrezza, aggravata dal fatto di avere provocato un incidente stradale con conseguente turbativa alla sicurezza della circolazione; entrambe tali ipotesi determinano l’applicazione della revoca della patente di guida in ragione del diverso, ma ugualmente penetrante profilo di danno alla persona, e di pericolo di pregiudizio alla circolazione che rispettivamente determinano, laddove il richiamo operato all’art. 222 C.d.S. dalla disposizione normativa dell’art. 186, comma 2 bis, lungi da significare la necessità di una interpretazione congiunta delle due disposizioni, stà al contrario ad attestare la rispettiva autonomia e il differente ambito di applicazione delle due norme (vedi sez. 4, 8.1.2015 n.4640)”

Sulla base di questa interpretazione, quindi, a prescindere dalle conseguenze dell’incidente, dovrà essere disposta la revoca della patente di guida al conducente che lo ha provocato con un tasso alcolemico superiore a 1, 5 g/l: nessuna valutazione discrezionale, sul punto, è ammessa.